La scoperta
Le notizie di rinvenimenti archeologici nell’area di Palazzo Barberini datano a partire dal XVI secolo, in concomitanza con la costruzione sul colle Quirinale di alcune ville di altrettante importanti famiglie. La riapertura del percorso dell’antica via Alta Semita e la riattivazione dell’approvvigionamento idrico nella zona, entrambe avvenute durante il pontificato di Sisto V (1585 – 1590), fecero da impulso alla nascita di tali residenze attorno a quella pontificia del Quirinale, giustificando scavi e movimentazioni di terreno.
Un altro fertile periodo di ritrovamenti – stavolta maggiormente documentati dei precedenti – fu poi quello conseguente alla scelta di Roma quale capitale del neo istituito Regno d’Italia (1871). Nello specifico, la realizzazione di via Nazionale e di via Quintino Sella modificò del tutto il paesaggio urbano della città papale compreso fra il Quirinale e il Viminale, conducendo però alla scoperta di siti, ambienti, oggetti fino a quel momento sconosciuti.
Il cosiddetto “Mitreo Barberini” faceva sicuramente parte di un edificio più ampio, e fu rinvenuto nell’estate del 1936 durante i lavori per la costruzione della palazzina Savorgnan di Brazzà – progettata da Marcello Piacentini e Gustavo Giovannoni, e attuale sede del Circolo Ufficiali delle Forze Armate – nell’area a oriente di Palazzo Barberini, tra questo e la Salita di S. Nicola da Tolentino.
Collocato nella parte più a sud degli Horti Sallustiani, il santuario era probabilmente pensato per godere sia di una relativa privacy che di un facile accesso ai vicini luoghi di ritrovo della comunità. Tuttavia, per il fatto di trovarsi al di fuori dei confini del pomerium, esso potrebbe aver occupato uno spazio liminale tanto dal punto di vista politico quanto spirituale già nell’immaginario dei suoi primitivi occupanti.
Infine, la vicinanza della struttura a una grande cisterna, a diversi ninfei e alle più distanti Terme di Diocleziano aveva il vantaggio di garantire un accesso sicuro all’acqua, di cui il mitreo abbisognava per scopi rituali.
Il culto di Mitra
Mitra è una divinità di origine indoiranica, associata e contrapposta, nel pantheon originario, al dio Varuna: insieme, infatti, rappresentano i due aspetti – diurno e notturno – del cielo. Uno degli elementi maggiormente distintivi del mitraismo rispetto alle altre religioni misteriche è la pratica del culto in uno spazio chiuso. La denominazione tradizionale di questa specifica tipologia di sito sacro è quella di “mitreo” (mithraeum), sebbene alcune fonti riportino una certa quantità di sinonimi, tra cui speleum, antrum, crypta, templum.
Nella costruzione dei mitrei, normalmente si teneva conto delle esigenze della comunità locale e delle condizioni dei terreni su cui venivano edificati. Di solito, inoltre, si trattava di ambienti di dimensioni contenute, i cui interni erano pensati per soddisfare le esigenze peculiari del culto.
Anche una prima e sommaria ricognizione del mito, del resto, rende subito evidente il ruolo svolto dal topos della grotta in diversi episodi della vita del dio. Nato in una spelonca, infatti, Mitra rapisce un toro sacro per condurlo in un’altra grotta, dove praticare il sacrificio dell’animale stesso. Quindi, lo speleum per i suoi seguaci rappresentava lo spazio mitico in cui avevano avuto luogo i diversi momenti dell’epopea salvifica connessa alla divinità. In molti casi questi edifici tentavano di riprodurre il più fedelmente possibile – nei materiali come nella forma – l’aspetto di una grotta. La disposizione interna era funzionale alle attività che vi si tenevano. Tra di esse, un posto centrale era occupato dalla pratica liturgica del banchetto sacro, ospitato in un ambiente principale generalmente di forma rettangolare e provvisto di un bancone su entrambi i lati lunghi, al fine di consentire ai celebranti di occupare una posizione ordinata ed assistere proficuamente alle cerimonie.
Altri aspetti simbolici ascrivibili ai mitrei sono rintracciabili nel loro orientamento rispetto al sole o ai punti cardinali, ma anche nella loro partizione interna, in relazione alla quale si pensa che Mitra presiedesse il corridoio centrale, coadiuvato da due figure minori munite di fiaccola (dadofori): Cautes sul lato destro, e Cautopates su quello di sinistra. Infine, molti dei motivi ornamentali presenti nei mitrei, come elementi zodiacali o astrologici, rendono vividamente l’idea di una simbologia cosmica.