Giorgione da Budapest a Roma
29 Novembre 2025 - 08 Marzo 2026
Dal 29 novembre 2025 all’8 marzo 2026 Palazzo Barberini accoglie un ospite d’eccezione: il Ritratto di Giovane, noto anche come Ritratto di Antonio Brocardo e attribuito a Giorgione, proveniente dallo Szépmüvészeti Múzeum / Museo di Belle Arti di Budapest. Il dipinto, realizzato intorno al 1503, arriva a Roma come parte della politica di scambio avviata dalle Gallerie Nazionali di Arte Antica con importanti istituzioni italiane e internazionali, offrendo al pubblico un’occasione rara per avvicinarsi all’opera di uno dei maestri più enigmatici del Rinascimento veneziano.
Il Ritratto di Giovane, donato al museo ungherese dall’arcivescovo János László Pyrker nel 1836 ma originariamente proveniente da Venezia, conserva intatto quel carattere di mistero tipico di Giorgione: restano aperti interrogativi sulla sua data esatta, sull’identità del giovane effigiato e sul significato più profondo dell’immagine. Nonostante le incertezze, l’opera testimonia l’impatto decisivo dell’artista nello sviluppo della ritrattistica italiana agli inizi del Cinquecento.
A Palazzo Barberini il dipinto entra in dialogo diretto con il celebre Doppio ritratto dello stesso artista, oggi conservato a Palazzo Venezia ed eccezionalmente prestato dal VIVE Vittoriano e Palazzo Venezia nell’ambito di un accordo di collaborazione tra i due istituti del Ministero della Cultura. L’incontro ravvicinato tra i due capolavori permette di osservare da vicino i caratteri innovativi della ritrattistica giorgionesca, fondata su una nuova attenzione psicologica, sulla resa intimista e sulla capacità di suggerire più che dichiarare.
A partire da questo confronto, il percorso espositivo si estende ad altre opere della collezione permanente, invitando il pubblico a esplorare le diverse declinazioni del ritratto nel primo Cinquecento: dal ritratto virile di ruolo, rappresentato da Bronzino, Bartolomeo Veneto e Metsys, al ritratto di Stato di Holbein, fino al filone sentimentale ed erotico inaugurato proprio da Giorgione e magistralmente interpretato da Raffaello nella Fornarina.
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